IT ENG

Che cosa trovi attorno

Come sono preziosi quei giorni che si possono trascorrere in compagnia dei propri cari, quei giorni in cui ci si permette una pausa dalla stressante quotidianitá per godersi finalmente il meritato riposo. La decisione di trascorrere quei momenti a Malga Ciapela, nel nostro campeggio é una questione di sensazioni profonde, tutte diverse e tutte convincenti. Se hai deciso per una vacanza nella nostra zona, puoi stare sicuro di trovare piú di quanto ti aspetti. Perché qui é la natura, non l'uomo, a far da protagonista, sorprendendo con una bellezza da mozzare il fiato e regalandoci una varietá inesauribile di colori, odori e sapori. Alla nostra Malga il tempo non esiste, perché é la natura a scandire il ritmo! I primi raggi di luce risvegliano lo spirito d´avventura e, come per magia, puó iniziare la giornata, c´é tantissimo da scoprire e di cui stupirsi.

In questa sezione troverete:
- Itinerari da noi consigliati;
- Musei nella zona;
- Cenni storici sulla costruzione della diga sul passo Fedaia.

Itinerari:

Itinerario 1: Val Ombretta
Uno dei percorsi più belli da fare nella zona è sicuramente quello per raggiungere la Valle Ombretta:
La Valle Ombretta è una bellissima valle alpina che si estende ai piedi della famosa parete sud della Marmolada, l’immensa e verticale parete di roccia su cui corrono numerose vie di arrampicata di alta difficoltà. Tale piccola valle costituisce ancora oggi un piccolo paradiso dolomitico, con una limitatissima presenza umana rappresentata da una bella malga ed un rifugio per escursionisti ed alpinisti. È un incantevole luogo che si presta ad escursioni e relax, con verdi prati, un bel ruscello e la compagnia di numerose marmotte.

L’accesso alla Valle Ombretta avviene dalla strada proveniente da Malga Ciapela e che attraversa il camping. La strada può essere piacevolmente percorsa a piedi o in bicicletta e si ferma presso uno spiazzo vicino ad un ponte sul torrente. Dal ponte bisogna seguire le indicazioni per il sentiero CAI n. 689, stradina sterrata inizialmente in salita e poi meno ripido, con una deviazione verso sinistra (si può anche proseguire dritti ma si deve affrontare un percorso molto più ripido e tortuoso). Seguendo il sentiero verso sinistra si giunge ad un bivio: qui prendere a destra (a sinistra si prosegue per la Val Franzedas e il Passo di Forca Rossa, percorso più lungo ed impegnativo). La stradina prosegue in diagonale verso destra, sempre ben larga, con alcuni tornanti un po’ più ripidi e sopra un’alta parete, perciò protetti con ringhiera di cavi metallici. Da qui si ha una bella vista sull’appuntita cima del Piz Guda. Proseguendo per la stradina si entra in un boschetto con ruscello e roccioni e finalmente si arriva nei verdi prati sotto la Malga Ombretta.
Il sentiero attraversa il ruscello e prosegue verso la Malga Ombretta (q. 1904 m), dove è possibile fermarsi per uno spuntino e acquistare del formaggio. Questo è un piacevole luogo in cui effettuare una sosta, godendosi il panorama verso l’intera valle con in fondo l’appuntita sagoma di una torre di cresta della Cima Ombretta Orientale. Procedendo per il sentiero, ora n. 610, si risale la valle sul lato destro del torrente Ru Scalon (sinistra orografica), passando fra abeti e pini cembri ed accompagnati dal richiamo delle marmotte.
Per vedere bene le marmotte è possibile risalire la valle direttamente a fianco del corso del torrente, su traccia per terreno pianeggiante di ghiaie e verdi prati.
Le marmotte sono dei grossi roditori che vivono in gruppi familiari in tane sotto terra ed usano emettere dei richiami simili a fischi per avvisare gli altri componenti del gruppo della presenza di possibili minacce o pericoli. Fuori dalle tane, grossi buchi scavati nel terreno spesso a ridosso di una roccia, è facile vedere una sentinella, ovvero una marmotta che sta di guardia mentre altre marmotte mangiano nei paraggi. Al fischio della sentinella le varie marmotte si allertano e corrono verso la tana, sembrando delle grosse palle di pelo marrone saltellanti. Naturalmente per loro il principale pericolo, soprattutto per i piccoli, è rappresentato dalle poiane, le aquile e le volpi.

Marmotta fuori dalla tana in Valle Ombretta

Marmotta sentinella fuori dalla tana

Continuando a seguire il centro della valle o il sentiero che corre più in alto sulla destra si arriva agevolmente, ma con un po’ di salita, al Rifugio Falier (q. 2074 m), piccolo ed accogliente rifugio sotto la parete sud della Marmolada. Qui si incontrano spesso alpinisti e rocciatori che arrampicano sulle difficili vie di roccia lungo la parete e può capitare di vederli appesi o in arrampicata sopra centinaia di metri di vuoto. Gli escursionisti più allenati e preparati possono continuare il sentiero n. 610 che sale ripidamente al di sopra del rifugio, passa per una zona di grossi massi crollati e raggiunge il Passo Ombretta, alla cui sinistra sorge nascosto da un roccione il piccolo Bivacco Dal Bianco (q. 2702 m), utilizzato dagli alpinisti per le loro ascensioni. La salita al bivacco richiede quasi 2 ore dal rifugio, ma regala una vista mozzafiato sui pilastri rocciosi della parete sud della Marmolada e il possibile incontro con gruppi di stambecchi.

Sentiero in Valle Ombretta verso il Rifugio Falier

Il sentiero che risale la Valle Ombretta verso il Rifugio Falier

Gli stambecchi sono dei grossi ungulati abitanti tipici delle zone rocciose e dei ghiaioni nel gruppo della Marmolada, generalmente visibili in gruppi di una dozzina di elementi, dominati da un maschio e spesso con cuccioli. Sono animali piuttosto schivi ma anche curiosi e rimangono a lungo ad osservare dalle rocce gli escursionisti che passano. Hanno una notevole agilità e capacità di muoversi sulle rocce, anche molto ripide, effettuando lunghi salti senza quasi toccare il terreno. La popolazione di stambecchi nella zona della Marmolada ha subito una grave decimazione negli anni dal 2003 al 2006, passando da circa 500 esemplari a circa un centinaio a causa di un parassita che colpiva in particolare i maschi in età riproduttiva. Fortunatamente l’intervento della Provincia di Belluno in collaborazione con il Corpo forestale dello Stato, le Università di Torino e Padova e il Safari Club International, ha permesso di salvare numerosi capi e di garantire la sopravvivenza di questi animali in tali zone. Dopo quattro anni di cure la popolazione degli stambecchi della Marmolada è di nuovo in crescita e la minaccia di estinzione da questa zona è stata scongiurata.
Dal Bivacco Dal Bianco con un ultimo sforzo è possibile raggiungere la vetta della più orientale delle Cime di Ombretta, a 3011 metri, riservata ad escursionisti esperti. (miaMarmolada.it)

Itinerario 2: Sentiero degli obici
Un altro sentiero interessante e adatto a tutta la famiglia è il "sentiero degli obici". Il sentiero inizia dal rifugio Fedaia (il passo Fedaia si trova a 5 km da Malga Ciapela), e arriva fino al rifugio Padon. Gli obici sono armi da fuoco di artiglieria. Nei luoghi attraversati da questo sentiero infatti, italiani e austriaci combatterono a lungo durante la prima guerra mondiale. Poco dopo la partenza dal rifugio Fedaia si possono vedere le prime tracce lasciate dai soldati: una roccia nera scavata per creare un riparo nella parte inferiore e con una piccola feritoia per la sentinella in alto.
Proseguendo il cammino, sulla destra, in mezzo ai prati, si trova il cippo di confine che delimitava un tempo il confine tra Austria e Italia. Il sentiero prosegue poi con un bivio: si può raggiungere subito il Rifugio Padon oppure proseguire sulla strada militare verso il Pianoro di Agnerezze e le Crepe Rosse. Scegliendo la seconda opzione si camminerà nei prati alpini dove tra il 1915 e il 1918 sorgevano ricoveri e i baraccamenti, e si giungerà fino a due fortini scavati nella roccia dai soldati e si vedranno le tracce delle trincee. Continuando per il sentiero si raggiungerà forcella Padon da dove ammirare la maestosità dei monti del Sella, del Sasso Lungo e del Sasso Piatto. Da qui poco distante si raggiunge comodamente il rifugio Padon dove rifocillarsi, dopo la camminata, con squisiti piatti tipici fatti in casa. (Sentiero sponsorizzato da Rifugio Padon e Federazione italiana escursionismo – Pedia davò pedia).

Itinerario 3: Borgo di Sottoguda e Serrai
Nel poco distante paese di Sottoguda, uno dei "Borghi più belli d'Italia", si può passeggiare tra i vicoli, le antiche abitazioni e i fienili usati un tempo e spesso oggi adibiti ad abitazione. Qui si trovano alcuni artigiani che nei loro negozi sono capaci di trasformare legno e ferro in oggetti unici, a sottoguda si trovano anche due negozi di prodotti tipici locali. Partendo dal campeggio si può raggiungere questo paese attraversando i Serrai di Sottoguda, un canyon naturale scavato dal torrente Pettorina, questo luogo regala emozioni in tutte le stagioni.

Itinerario 4: Valle del Mis e Cadini del Brenton
Nel cuore del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, la Valle del Mis è un gioiello da scoprire. La valle si trova a poco meno di un'ora dal nostro campeggio.
Nella zona che circonda il Lago del Mis, un lago artificiale creato dal torrente Mis, si sviluppano sentieri adatti a tutti. Qui si incontrano diverse cascate, la più famosa è sicuramente la Cascata della Soffia. Una cascata nascosta ma raggiungibile con una facile passeggiata nel bosco.Il torrente Soffia scorre insinuandosi tra le rocce, prima di cadere impetuoso in un orrido di 12 metri di altezza: qui si forma la Cascata della Soffia, in una forra profonda e buia, chiusa tra strette pareti rocciose. La Soffia confluisce poi nel lago del Mis. È possibile ammirare la cascata dall’alto, accedendo a una piattaforma di legno posta proprio sul punto più elevato.Sotto alla cascata c’è un mondo sommerso, fatto di grotte e ponticelli, che per la maggior parte del tempo sono coperti dall’acqua del lago e quindi impossibili da raggiungere. Quando il livello del lago è particolarmente basso (in autunno inoltre il lago viene svuotato), il greto si asciuga e consente di arrivare a scoprire anche questa zona davvero suggestiva.
Nella zona del lago del Mis, i Cadini del Brenton rappresentano una delle attrazioni imperdibili. I Cadini, come suggerisce il nome stesso che significa "catini", sono delle piscine naturali disposte in successione lungo dei ripiani rocciosi di dolomia e collegati da piccole cascate generate dal torrente Brenton che li ha scavati nel corso dei secoli. I Cadini del Brenton sono visitabili grazie ad un percorso ad anello che parte a 400 metri dal centro visitatori. Qui si trova anche il piccolo giardino botanico Campanula Morettiana. L'itinerario si sviluppa prima nel bosco e poi lungo i cadini, che in tutto sono 15. Il percorso ad anello consente di ammirare undici di queste piscine naturali. La camminata è breve e alla portata di tutti: può essere completata in circa 45 minuti. I cadini posti più in alto non sono visitabili, poichè circondati da una natura impervia. Il sesto cadino è il più profondo, qui l'acqua supera i 4 metri di profondità. È possibile attraversarlo con una passerella di legno e poi scegliere uno dei due sentieri che scendono alla destra o alla sinistra dei cadini e poi si ricongiungono a valle. (dolomitireview.com)

Itinerario 5: "itinerario" culinario
Oltre alle camminate e alle visite, quando si è da queste parti, bisogna assolutamente provare i piatti tipici: "casonziei" (ravioli ripieni di zucca o spinachi o patete e ricoperti da burro fuso e ricotta affumicata), "bale" o canederli (grandi gnocchi di pane, con spinaci, speck e formaggio, servite in brodo o con gulash), minestra d'orzo, polenta, "fiorostide" or "tortiei da pom" (frittelle dolci di mele), grappe al cumino, alle erbe, alla frutta, al pino mugo... insomma, ce n'è per tutti i gusti!

Musei nella zona
Le vacanze nelle Dolomiti permettono al visitatore anche di conoscere la storia e le tradizioni locali. Questo è possibile grazie ai numerosi musei, molti dei quali si trovano vicino al nostro campeggio:

- Il museo più vicino a noi è il Museo Marmolada Grande Guerra – Il museo più alto d'Europa. Il museo si trova a Punta Serauta ed è raggiungible da Malga Ciapela con la funivia che porta sulla Marmolada. Qui potrete vedere oggetti ritrovati proprio in questi luoghi, dove italiani e austriaci combatterono a lungo e scoprire la Città di Ghiaccio, una vera e propria città ideata dagli austriaci e costruita sotto il ghiacciaio. Maggiori informazioni le potrete trovare qui. Possibilità di organizzare visite guidate contattando il numero: num. 334 6794461. Da Punta Serauta potete inoltre proseguire, sempre in funivia, fino a Punta Rocca, per ammirare un panorama mozzafiato sui monti e le valli circostanti; e se il cielo è terso si possono vedere addirittura le alpi austriache e il lido di Venezia! Possibilità di accedere a trincee e camminamenti in Marmolada compiendo così un'escursione unica sulla forcella V con una guida specializzata. E' necessaria la prenotazione. Per info e prenotazioni: qui- tel. 348 2925006

- Un altro museo, comodamente raggiungibile in macchina, si trova sul passo Fedaia (pochi km dal campeggio): è il Museo della Grande Guerra 1914 – 1918. Anche qui sono raccolti diversi oggetti ritrovati sulla Marmolada, dal proprietario del museo in seguito soprattutto allo sciogliemento del ghiacciaio. Ulteriori informazioni qui. Il museo inoltre è un ottimo punto di partenza per raggiungere con una bidonvia il Rifugio Pian dei Fiacconi, che si trova proprio ai piedi del ghiacciaio.

- A 15 km da Malga Ciapela si trova il Museo Vittorino Cazzetta. Si tratta di un Museo Paleontologico, Archeologico e Storico i cui principali reperti sono costituiti da una sepoltura mesolitica completa di corredo funerario ritrovata a Mondeval de Sora e un enorme calco della superficie di un masso caduto dal Monte Pelmetto con impronte di dinosauro. Tutte le informazioni qui

- Nel suggestivo paese di Colle Santa Lucia (16 km dal campeggio), è possibile visitare la Cesa de Jan, costruita nel 1612, oggi sede dell'ufficio turistico, ospita una piccola mostra di costumi tradizionali, vestiti, calzature ed attrezzature di uso quotidiano di un tempo.
Con le guide dell'ufficio turistico di Colle Santa Lucia, è anche possibile visitare le Miniere del Fursil, antiche miniere nelle quali fino a pochi secoli fa si estraeva ferro utilizzato in tutti i territori circostanti. Tutte le informazioni si possono trovare qui.

- Le rovine del Castello di Andraz, nel comune di Livinallongo del Col di Lana (24 km dal campeggio),ospitano oggi un museo che illustra le trasformazioni subite dal castello e dal territorio circostante, determinate dagli interessi vescovili nell’area compresa tra le miniere del Fursil sino a Valparola in Alta Val Badia, dove erano ubicati i forni fusori. Il territorio e le attività connesse all'estrazione del ferro erano amministrate del vescovo di Bressanone. Per maggiori informazioni potete consultare qui il sitp del museo.  

- A Canale d'Agordo (28 km dal campeggio) si trova la il Museo Albino Luciani (qui il sito del museo). Qui conoscerete la vita e l’insegnamento di Papa Giovanni Paolo I, ma non solo. Scoprirete anche il contesto storico-ambientale dove è cresciuto e le vicende di altre personalità che si sono distinte in campo artistico, culturale e religioso. È situato in un palazzo quattrocentesco affacciato sulla piazza principale del paese e si sviluppa su 4 piani accuratamente allestiti per creare un percorso sensoriale innovativo.

- Nel comune di Canale d'Agordo, nella frazione di Feder, si può visitare il Museo della Latteria. Aperto solo su prenotazione, il museo si trova all'interno dell'antica latteria sociale fondata nel 1872, qui sono in mostra gli antichi oggetti utilizzati nella produzione del formaggio. Maggiori informazioni qui

- A pochi km da Canale d'Agordo si trova Falcade, paese natale di Augusto Murer, artista contemporaneo. Al Museo Murer si possono vedere le sue opere, disposte anche nel giardino che circonda il museo. Tutte le informazioni qui.

- A Taibon Agordino, 30 km da Malga Ciapela, c'è il Museo dei Vigili del Fuoco. Si tratta di una piccola esposizione allestita presso la vecchia “Sala dei pompieri”, dedicata alle vicende storiche di questo corpo di volontari.  Qui il sito web.

- A Gosaldo, un'ora dal campeggio, si  trova il Museo del Seggiolaio. Si tratta di un interessantissimo spazio museale dedicato alle attività del passato del Comune di Gosaldo e della Valle del Mis costituito da tre sezioni tematiche ben disposte e curate nei dettagli. Il Museo Etnografico e del Seggiolaio di Gosaldo offre una sezione molto istruttiva sulle attività casearie locali (allevamento, produzione di latte, lavorazione dei formaggi), una sezione dedicata alla lavorazione di metalli e legno ed infine un’intera parte dedicata all’attività manifatturiera tipica di Gosaldo e della Conca Agordina: il contha o caregheta (“impagliatore” e “seggiolaio”). Qui il link per tutte le informazioni.

- A poco più di un'ora di distanza dal campeggio, a Belluno si trova il Museo Naturalistico delle Dolomiti Bellunesi. Ospitato in un'ala della ex caserma dei vigili del Fuoco, questo piccolo museo naturalistico è dedicato alla flora e alla vegetazione del Parco.
Il Museo è stato allestito per contenere e valorizzare importanti erbari, dispone di supporti multimediali, di strumentazione scientifica e didattica e di una biblioteca specializzata. Tutte le informazioni qui

- Sempre a Belluno si trova il Museo Civico MuBel, aperto nel 1876, raccoglie collezioni storico artistiche, di artisti locali o che hanno lavorato nella provincia e presenta anche una sezione archeologica. Cliccate qui per tutte le informazioni.

- Aperto solo su prenotazione, a Belluno, il Museo Valentino del Fabbro, raccoglie una rassegna di oggetti e attrezzi del passato. Circa 3000 oggetti testimoni della storia degli abitanti della Val Belluna. Maggiori informazioni qui.   

La diga sul passo Fedaia
Chi arriva al campeggio dal Passo Fedaia, o chi lo visita per una gita, sarà sicuramente incuriosito dalla diga ivi creata, riportiamo di seguito una descrizione di questa opera, scritta nel 1957 dal Dott. Ing. CARLO SEMENZA:

L’impianto di Malga Ciapela inizia al Pian di Fedaia, sotto le pendici nord-orientali della Marmolada, dove è stato costituito il serbatoio di testa del sistema.
Il massiccio della Marmolada segna la più alta quota dolomitica (3342 m sul mare) e comprende il più vasto ghiacciaio del Veneto. La maggior parte delle acque di scolo del ghiacciaio affluiscono direttamente al serbatoio; quelle della parte più occidentale del manto ghiacciato sotto la forcella Marmolada, vi sono convogliate a mezzo di un canale di gronda, da noi costruito.
Il Pian di Fedaia quel vasto altopiano sul quale ha inizio da un lato la valle dell’Avisio, dall’altra quella dell’Arei (bacino del Pettorina), affluente del Cordevole, è avvenuto, si può dire, un eccezionale incontro fra la natura e l’opera dell’uomo. Un lago di 16 milioni di mc è stato creato nel vasto pianoro a mezzo di 2 dighe situate una in corrispondenza alle sorgenti dell’Avisio, l’altra a quelle del rio Arei (Pettorina).
La prima diga è in calcestruzzo, del tipo che i tecnici chiamano a gravità a speroni. È costituita infatti nella sua parte centrale da una serie di i8 speroni, largo ciascuno i8 m, che raggiungono l’altezza massima di 6o m. Lo sviluppo di questa parte della diga è di 324 m. La parte a speroni è continuata sui due lati da due muri pieni a gravità, dello sviluppo complessivo di 280 m. In totale quindi lo sbarramento è lungo oltre 6oo m. Il volume totale di calcestruzzo della diga risulta di i6o 000 mc.
La diga ha un caratteristico andamento serpeggiante che è stato determinato da strette necessità tecniche – economiche; fondamentalmente, dall’ andamento della soglia rocciosa incisa dall’Avisio sulla quale dovevaessere costruita.
La diga in terra invece, situata ad est, è rettilinea e costituisce una specie di grande argine dell’altezza massima di 20m, volume 120 000 mc., continuato nelle sottostanti alluvioni da un diagramma mpermeabile situato sotto la diga per una profondità di4om.
La formazione del serbatoio della Fedaia ha richiesto lunghe e complesse indagini alle quali non posso non accennare almeno di sfuggita per la somma di studi ed energie che esse hanno richiesto.
La prima idea di creare un serbatoio alla Fedaia è, se non erro, del 1926: ricordo che in quell’anno, mentre ero addetto alla Direzione Lavori degli impianti Piave – S. Croce, un sopraluogo mi ha dato lo spunto iniziale per questi studi.
La costituzione morfologica e geologica del serbatoio si è rivelata piuttosto complicata. É impossibile riassumere qui ora anche solo brevemente le fasi attraverso le quali passò lo studio del serbatoio: certo furono tra le più appassionanti che abbiamo dovuto incontrare nei nostri impianti. La conca era completamente coperta da masse alluvionali franate, in epoche remote, dai monti che la chiudono a nord. Per definire l’andamento del fondo roccioso furono perciò necessari numerosi sondaggi anche a largo diametro. Furono inoltre estesamente impiegati sistemi di aggiunta di sostanze coloranti o d’altro genere delle acque per studiarne i percorsi sotterranei e gli sbocchi a valle, con risultati talvolta contrastanti e di difficile interpretazione. Si studiò anche la possibilità o meno di includere il laghetto naturale della Fedaia nel serbatoio, e quella di scavare buona parte dell’enorme congerie di materiali che riempie il fondo della conca. In definitiva si decise per la soluzione che è stata attuata.
Il serbatoio viene utilizzato (cioè viene svuotato) in genere una sola volta all’anno, durante l’inverno. Esso produce quindi quella che si dice energia pregiata invernale. Non è senza significato pensare che mentre la Marmolada è coperta dalle nevi invernali il serbatoio alimenta la centrale situata più a valle e quindi produce l’energia necessaria per la maggior richiesta di illuminazione e di riscaldamento. Viceversa durante l’estate il serbatoio è in fase di invaso: in parte viene riempito dai de- flussi naturali del ghiacciaio, in parte mediante pompaggio delle acque del torrente Ombretta, affluente del Cordevole, pompaggio che viene effettuato, come diremo più avanti, attraverso la centrale. Così nella stagione estiva il serbatoio sarà quasi sempre al massimo livello e costituirà quindi un interessante elemento del paesaggio.
La centrale di Malga Ciapela è alimentata dal serbatoio attraverso una lunga galleria in pressione che passa sotto il massiccio della Marmolada. La centrale è situata in caverna nei pressi della conca di Malga Ciapela nella parte orientale delle pendici del Serant. Vi sono installate una turbina da 20 MW e 3 pompe della potenza complessiva di 2,4 MW. Il salto motore massimo è di 565 m. Come ho sopra accennato la centrale ha una doppia funzione: di produzione e di pompaggio. In altre parole durante l’inverno essa utilizza le acque del serbatoio per produrre energia; durante l’estate attraverso il sistema di pompe invia al serbatoio le acque dell’Ombretta per contribuire all’accumulo.
Un’ ultima interessante caratteristica di questa centrale è data dalla possibilità di essere telecomandata (cioè comandata a distanza) dalla centrale di Saviner situata a circa 6 km più a valle presso Rocca Pietore, cioè presso un centro abitato di una certa importanza e facilmente accessibile anche in pieno inverno.
Le acque di scarico della centrale -di -Malga Ciapela sono convogliate alla centrale di Saviner insieme con le acque del torr. Pettorina derivate più a valle.
La centrale di Saviner, come si è accennato, è parzialmente in funzione dal 1952 ed è stata ultimamente incrementata mediante un radicale riassetto delle prese sui torrenti Arei e Pettorina. La potenza installata è di 15 MW. Il salto è di 428 m.
Una seconda derivazione che metterà capo alla stessa centrale è ancora in progetto. Essa comprenderà un serbatoio detto di Caprile sul torrente Cordevole.